Sono nata nel 1984 in quel “teatro a cielo aperto” che è Napoli, plasmata dalle emozioni contrastanti che suscita la mia città, assorbendone lo spirito e maturando la capacità di osservarne con distacco e ironia anche gli aspetti più degradati. Mi avvicino per la prima volta alla Fotografia all’età di sei anni, quasi per gioco: una Canon Prime a pellicola il mio primo “aggeggio”, il desiderio di novità di una bambina che si trasforma subito in passione, lo sviluppo degli scatti insieme a mio padre utilizzando il bagno di casa come camera oscura. L’adolescenza corrisponde con l’allargamento degli orizzonti, i miei occhi cominciano a “Fotografare” il mondo: Grecia, Spagna, Inghilterra, Francia, Tunisia, e ancora la mia Napoli, rivalutata nella sua goffa teatralità con gli occhi di chi sta per diventare adulto. Completati gli studi liceali mi affaccio nel mondo del lavoro come impiegata d’ufficio presso aziende campane, salvo poi decidere di dedicare la mia vita all’arte Fotografica. Nel biennio 2009-2010 studio presso l’ILAS di Napoli, al fine di approfondire le tecniche Fotografiche in studio e di reportage, ottenendo una valutazione di 110 e lode. Proprio durante il percorso da studente realizzo i miei lavori più importanti, tra cui una doppia pubblicazione per Rolling Stone Magazine e per Max-Gruppo RCS Corriere della Sera, la campagna pubblicitaria per il marchio Voga e vari lavori di pubbliche relazioni pubblicitarie per i locali Africana Famous Club e Music on the Rocks.

La fotografia non deve riprodurre il visibile, ma rendere visibile l’invisibile.

                                                                                                – Franco Fontana –

Da questa citazione di Franco Fontana viene la mia voglia di sperimentare attraverso la Fotografia, soprattutto Still Life, decontestualizzando oggetti e persone al fine di colpire il fruitore, trasmettendogli consciamente ed inconsciamente la concettualità dello scatto. Il mio lavoro è stato influenzato anche dai grandi maestri del ‘900: il realismo di Cartier-Bresson ha plasmato il mio approccio alla fotografia da reportage, rappresentando l’uomo nel suo contesto quotidiano, senza filtri: i contrasti degli scenari metropolitani in quell’incontro tra estetismo, celebrazione del bello e denuncia verso l’ingiustizia e la degradazione della società. Il carattere “mutevole” della fotografia non permette di mettere dei paletti al proprio stile o ai propri gusti: quando si ama l’arte fotografica si ama la percezione a 360 gradi, il modo giusto per concludere una bio è, quindi, lasciare un leggero senso di “incompiuto”.

Da una chiaccherata con: Natale De Gregorio (@NatDeGregorio)